Rassegna Stampa Pollicino

17 Dicembre 2018

RECENSIONE SUL SETTIMANALE 7

RECENSIONE DI MARIO BIANCHI SU “EOLO”

LE RECENSIONI DI SEGNALI 2018 – POLLICINO Eco di fondo

Anche nella versione di Eco di fondo (una delle più convincenti compagnie emergenti del teatro, non solo lombardo, che in questi ultimi anni ha creato, tra l’altro, un percorso artistico importante e riconoscibile) il protagonista è ancora un anziano, lo stesso Pollicino, diventato uno scorbutico e invadente, vecchio, così vecchio, da non poter essere più gestito, che soggiorna vicino alla casa dove vivono il figlio boscaiolo, la moglie e persino un nipotino, Frugolo, che narra fuori campo la storia. Così ad un certo punto dovrà essere condotto in una casa di riposo, dove addirittura potrà trovare un’ amica, che non ovviamente poteva che essere Mignolina. Inevitabilmente, poi, ad un certo punto dovrà diventare così piccolo, da essere rinchiuso in una scatola, dove, come accade a tutti gli esseri umani, ad un certo punto diventerà, così minuscolo, da diventare parte dell’infinito.

La storia di questo originale Pollicino è narrata con gusto ed ironia, curata in ogni suo aspetto, dalla credibilità di tutti i personaggi resi con umanità (Libero Stelluti, Giulia Viana, Andrea Pinna,un vecchio Pollicino, buffo, difficilmente dimenticabile) al video, al teatro di figura dove troneggia il simpatico e credibile CIOP.

Ma troppe ci paiono le implicazioni messe in campo da Eco Di fondo, nel narrare la celebre storia, che si accumulano in modo pleonastico e ripetitivo nella seconda parte dello spettacolo : la perdita della memoria a breve termine, i dubbi dei figli sulla scelta di accompagnare i propri genitori in una casa di riposo, l’amore nella terza età, la vicinanza tra senilità e prima infanzia, gli acciacchi e le malattie, l’avvicinarsi della fine e la consapevolezza di questo appuntamento. Questo accade spesso con metodologie, care soprattutto agli adulti, in un gioco teatrale di stampo un poco televisivo, che a noi pare in definitiva a volte fine a se stesso. Forse una maggiore concentrazione della storia in più precisi punti focali, gioverebbe allo spettacolo, rendendolo, anche nei tempi, più agevole. Ma siamo pur sempre al debutto.

Alla fine comunque, al di là di tutte queste personali osservazioni, rimane la cura per ogni aspetto di questa nuova creazione di Eco di fondo che continua in modo personale e divertente per un teatro che superi i confini di tipologie di pubblico la strada tracciata da “O.Z Storia di una emigrazione” e “Nato ieri “.

 

RECENSIONI DOPO FESTIVAL “SEGNI” – MANTOVA

Federico Bottazzi, Bianca Gjinaj, Anna Sofia Silvani